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Elisabetta Ivaldi
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Nel 1814, all'età di 31 anni, Henry Beyle, in arte Stendhal, visitò la città di Parma. Fu solo nel 1839 che lo scrittore francese fece della città lo scenario del suo famoso romanzo La Certosa di Parma.  I personaggi della narrazione non si muovono, però, in una città reale: quello ideato da Stendhal è un luogo completamente immaginario in un tempo altrettanto fantastico. La Certosa, Fabrizio del Dongo, i Farnese, la marchesa Sanseverino sono solo il simbolo attraverso il quale l'autore ha rappresentato il conflitto senza luogo e senza tempo tra reazione e rivoluzione. E' dunque un'atmosfera che Stendhal ricrea con la sua fantasia di scrittore romantico: diventa quindi inutile andare a ricercare strade, piazze, chiese che sono state trasformate da reali in simboli eterni.

Sono in realtà due i complessi monastici che si contendono il titolo di "Certosa di Parma", entrambi ai limiti della città:

L'Abbazia di Paradigna: a nord del centro, sulla via che porta a Colorno (SS 343), detta anche Badia di Valserena o Convento di S. Martino dei Bocci. Fu fondata dai Cistercensi nel 1298 ed è oggi la sede del Centro Studi e Archivio della Comunicazione (C.S.A.C.). La chiesa conserva le originali forme gotiche: a tre navate separate da pilastri in cotto, conserva parti di affreschi del '500 di Alessandro Araldi.
Non è attualmente visitabile.

La Certosa di Parma: a est della città, su via Mantova, complesso fondato dai Certosini nel 1285 oggi completamente trasformato rispetto alla struttura originaria. Attualmente ospita la Scuola di Formazione e Aggiornamento della Polizia Penitenziaria. La chiesa è stata ricostruita nel 1722 e presenta all'interno affreschi di Alessandro Baratta, Gian Battista Natali e Ilario Spolverini: importante esempio di illusionismo scenografico barocco. La sagrestia e il chiostro maggiore risalgono al XVI secolo, mentre il chiostro minore  è del XV secolo.
Non è attualmente visitabile.